mercoledì 19 febbraio 2014

                                                                                                              11/02/2014

“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?” (Isaia 49,15)

Oggi, festa della Madonna di Lourdes, mentre pregavo durante l’Adorazione Eucaristica il volto di un ragazzo mi è venuto alla mente e mi ha fatto pensare al nostro primo personale “incontro/scontro”.
Una domenica pomeriggio, mentre stavamo facendo la “tarde formativa” con i bambini, una ragazza è venuta ad avvisarci che alcuni giovani avevano “preso” alcuni rosari nuovi che inavvertitamente erano rimasti al fondo della chiesa.
Con grande indignazione sono andata alla ricerca dei “ladruncoli” e nella piazza di fronte al nostro centro pastorale ho visto un ragazzo nascondersi in una casa, mentre gli altri due o tre erano seduti in una panchina. Mi sono avvicinata e ho detto loro di restituire quanto avevano rubato cercando di fare capire che quello che avevano fatto non andava bene. Daniel ha restituito subito il rosario senza fare commenti. Lo stesso pomeriggio ho avuto la possibilità di parlare con il papà dicendogli che doveva cercare di occuparsi maggiormente dei suoi figli, parlare e trasmettere loro il valore dell’onestà.
Sicuramente questo era un primo “campanellino di allarme”.
La mia sorpresa è stata davvero grande, quando circa un anno più tardi ho conosciuto la zia di Daniel, la quale mi ha detto che il ragazzo non stava bene, mi ha raccontato la sua storia … Daniel stava uscendo con amici che gli offrivano la droga e probabilmente anche bevande alcooliche, il giovane non era più quello di prima, era diventato serio, taciturno e quando parlava diceva cose strane. Lui si era reso conto che qualcosa non andava e aveva chiesto aiuto per uscire da questo vizio.
I familiari hanno aiutato il papà a mettere Daniel in un centro di recupero per tossicodipendenti. Ho pregato per lui perché recuperasse.
Dopo alcuni giorni dal mio dialogo con la zia, è “apparso” Daniel: non potevo credere ai miei occhi! Lo pensavo al centro di recupero.
Ho parlato con lui, facendogli domande, prima mi ha detto che lo avevano lasciato venire a casa per alcuni giorni, poi si è reso conto che io non ci credevo e mi ha detto che era scappato,  che non poteva resistere agli orari e al lavoro che – per lui – era troppo duro. Però ha detto che voleva cambiare, che voleva essere un bravo ragazzo e che aveva bisogno di riempire il “vuoto” che aveva dentro. Tra le altre cose gli ho risposto che questo vuoto poteva riempirlo solo Gesù.
Daniel non ha più il sorriso, o meglio, aveva perduto il sorriso, la voglia di vivere, di scherzare, di studiare, di fare sport. La droga lo aveva distrutto.
Cosa lo ha portato a drogarsi e anche ubriacarsi. Forse cercava il divertimento? Forse non è riuscito a dire di no agli amici? O forse una sofferenza interiore per la distanza della mamma che è andata a lavorare in Spagna e non si è più fatta viva. La zia mi ha detto che da anni non si occupa della sua famiglia, non telefona, non aiuta economicamente.        I figli pensano che si sia dimenticata di loro. Noi non sappiamo e non possiamo giudicare però è certo che il Signore sempre si ricorda di ogni suo figlio e lo ama immensamente come dice il profeta Isaia: “Anche se una madre si dimenticasse dei suoi figli, io invece non ti dimenticherò mai” . Dio vuole che ogni figlio/figlia sia felice.
Oggi ho visto di nuovo Daniel che è venuto a farci visita con sua sorella. Ancora non sta bene, spesso ha forti mal di testa dovuti anche ad una caduta, però questa mattina aveva il sorriso sulle labbra. E’ stato un gran regalo da parte della Madonna che sempre ci accompagna nel nostro servizio alle persone più bisognose.
Ho conversato un poco con Daniel, mi ha detto non sta uscendo con gli amici che lo hanno portato sulla strada sbagliata, vuole studiare e vorrebbe guarire del tutto.
Quando ci siamo salutati ho detto a Daniel che mi faceva molto piacere vederlo con quel suo bel sorriso e lui, contento, guardandomi diretto negli occhi mi ha sorriso di nuovo.  
Continuo a pregare per questo giovane affinché possa recuperarsi completamente, spero con tutto il cuore che la ferita per la distanza dalla madre si sani e che l’incubo della droga sparisca lasciando spazio ad un bel sogno.
So che il Signore è misericordioso e fa cose grandi, affido a Lui e alla Madonna di Lourdes, Daniel, così fragile, ma anche così desideroso di vivere con serenità la sua gioventù dimenticando il passato e iniziando una nuova vita.


                                                                                              Annalisa

mercoledì 29 gennaio 2014



                                                                                                                            Gennaio 2014

“BEATI QUELLI CHE SONO NEL PIANTO PERCHE’ SARANNO CONSOLATI” (Mt. 5,4)

Questo brano del Vangelo, oggi, ancora una volta mi interpella e mi fa riflettere più che mai sulla sofferenza di una mamma che ha visto spegnersi una figlia di soli 32 anni, per un tumore all’utero. Mi interpella di fronte ai 6 bimbi e al marito che questa giovane donna ha lasciato … … Adesso piangono, però un giorno saranno consolati – mi dice Gesù e so che tale è la speranza anche per questa famiglia stroncata dal dolore.
Una famiglia umile, senza troppe pretese, il papà è operaio in una fabbrica di soia, la casa, se così si può chiamare, fatta di legno, al posto della porta una tenda, alcuni cani entrano ed escono dalla casa. C’è ancora chi vive in queste condizioni e non si lamenta.
Quando sono andata alla loro casa era una giornata molto fredda, mi sono chiesta come fanno ad abitare tutti in due stanzette con questo freddo. E sicuramente quando c’è il sole avranno un gran  caldo.
Le condizioni economiche di questa famiglia non permettono di costruirsi una casa di mattoni, con un tetto di tegole, una porta in legno, due camere da letto, una cucina, un bagno e tutto quello che è necessario per vivere.
Il papà però è un uomo di molta fede, ha accettato la situazione senza porsi tante domande, cercando solo di consolare i propri figli e colmare il vuoto che la mamma ha lasciato.
Dei bambini più piccoli si prenderà cura la nonna materna, gli altri saranno accolti dalle zie, i due maggiori rimarranno nella casa con il padre che dovrà continuare a lavorare per mantenere la famiglia.
Condividiamo il dolore di questo papà pregando per lui e per i numerosi figli nella certezza che la mamma dal cielo continuerà a prendersi cura di loro e ad intercedere perché possano avere un futuro sereno e crescere nella fede.

                                                                            Annalisa


mercoledì 23 ottobre 2013




JENNY

Jenny è una bambina molto dolce, con un sorriso splendido e dai suoi occhi traspare la gioia di vivere però abituata già come una adulta. La sua famiglia è molto umile, ha una sorella e un fratello maggiori, ma anche due fratelli minori di lei che spesso si incontrano soli nella casa o, peggio, nella strada.
La scorsa settimana Jenny voleva cucinarsi qualcosa da mangiare e si è rovesciata l’olio bollente su un piede, alcuni parenti l’hanno curata come hanno potuto invitando la mamma a portarla dal medico, ma non l’ha mai portata. E’ una bimba sicuramente abituata al dolore, ha sopportato e ha continuato ad andare a scuola nonostante l’ustione fosse piuttosto grave.
E’ un miracolo che la ferita non si sia infettata nella situazione in cui vive: sempre in mezzo a cose riciclate, da vendere, a polvere e a qualche animale.
La povertà interiore è grande, la mamma è una povera donna che come occupazione ha quella di cercare tra la spazzatura qualcosa di utile per poter racimolare un poco di soldi. Ci sarebbe da chiedersi con che valori educa i figli.
Il papà molte sere rientra a casa ubriaco senza prestare attenzione a Jenny né ai suoi fratelli, abituati a non ricevere un abbraccio o una carezza.
Quando la vedo mi fa tanta tenerezza e vorrei vederla con il volto lavato, i vestiti smacchiati e senza pensare di dover cucinare.
Forse sarebbe più felice in un “hogar” con tanti altri bambini, un collegio dove può imparare a diventare donna pian piano senza bruciare le tappe.
Abbiamo parlato con l’assistente sociale, la burocrazia anche qui farebbe perdere la voglia di continuare a lottare per poter dare un futuro migliore e soprattutto un affetto a tanti bambini che, come Jenny, non vivono il calore di una famiglia, il confort di una casa pulita e tutto il resto.

Nonostante ciò desideriamo continuare nel nostro servizio di formazione, promozione umana e, per quanto possibile, con aiuti concreti, nella certezza che con l’aiuto del Signore qualcosa cambierà.

domenica 16 giugno 2013

 
Ancora vista dall'alto                                      

  Vista dall'alto "ravvicinata"


La prima parte della costruzione vista dall'alto


Gli operai lavorano senza stancarsi!

Una parte della costruzione ... ...
                                              Questa sarà una aula del nuovo centro sociale

15 GIUGNO 2013

“ARCO IRIS DE LA ALEGRIA”

Nel mese di aprile è iniziata la costruzione del nuovo centro sociale “Arco iris de la alegria” (Arcobaleno della allegria) ed è davvero una grande gioia vedere ogni giorno crescere l’edificio mattone su mattone. Si sta realizzando un progetto che già alcuni anni fa era stato pianificato però per vari motivi non era stato possibile concretizzare e invece … adesso sta diventando realtà!
Qui a Montero, per quanto siamo a conoscenza, non ci sono strutture che offrono un appoggio scolastico come quello che si sta creando. Oggi più che mai è necessario aiutare i bimbi, gli adolescenti, i giovani e le famiglie a crescere in una adeguata educazione scolastica, ma anche e soprattutto nei valori umani e spirituali.

Grazie a Dio e all’aiuto dei benefattori, nonché di varie istituzioni sociali, la situazione economica di molte famiglie dei quartieri che si trovano nel raggio della nostra missione, negli ultimi tempi è migliorata, esse stesse lo riconoscono.

Ci siamo rese conto che soprattutto la formazione è più che mai urgente, iniziando dai bambini più piccoli, anche per poter creare le coscienze dei ragazzi - futuri adulti – onesti e coraggiosi che sappiano discernere tra il bene e il male senza perdersi nel vizio della droga, dell’alcool, del sesso e del furto. Purtroppo queste sono le piaghe che stanno dilagando tra gli adolescenti che già a 14 – 15 iniziano ad ubriacarsi, a fare uso di sostanze stupefacenti, rubare e tenere relazioni sessuali. Anche ragazzine di  13 - 14 anni rimangono incinte trasformandosi in ragazze-madri o ricorrendo all’aborto.

La maggior parte delle famiglie non sono unite, i genitori si separano formando un'altra famiglia e i bimbi rimangono con i nonni, con gli zii o per le strade cercando in luoghi equivocati quell’affetto che non ricevono nella loro casa.

Tutto ciò oggi ci preoccupa e ci interpella più che mai e ci spinge ad “adoperare” se così si può dire, questo mezzo che è l’aiuto con viveri, materiale scolastico, ecc., proprio per offrire una maggiore e specifica formazione spirituale ed umana ai bambini, adolescenti, giovani ed adulti.

La nuova struttura è pensata proprio per poter offrire uno spazio adeguato dove i bambini, per fasce d’età possano fare i compiti, dopo essere stati a scuola e dove trascorrano alcune ore in un clima di gioia e serenità. Allo stesso tempo vogliamo continuare a realizzare pomeriggi formativi organizzati da giovani universitari per bimbi e adolescenti per poter trasmettere valori umani tramite momenti di preghiera, riflessione, dinamiche e giochi. Oltre a ciò abbiamo iniziato ad organizzare, una volta al mese “concorsi” di matematica, disegno, lettura, della Parola di Dio, ecc. per alimentare il desiderio di prepararsi bene nelle varie materie e verificare l’apprendimento dei ragazzi.
Ringraziamo tutti coloro che stanno collaborando e vorranno collaborare con la preghiera, con il sacrificio e con l’offerta, sia pur piccola però fatta con il cuore, alla realizzazione di questo progetto formativo, che desidera essere ad ampio raggio, colorando con i sette colori l’arcobaleno dell’allegria e regalando un sorriso in più ai bimbi boliviani.   

domenica 21 aprile 2013

Alcuni bimbi giocano: esprimono voglia di vivere


UN ANGELO IN CIELO
 

Venerdì mattina, all’alba il Signore ha chiamato a sé “Marchito”, un ragazzino di soli 12 anni malato di leucemia. Lo scorso anno aveva festeggiato il suo compleanno, in maggio, all’ospedale oncologico, quest’anno lo festeggerà in cielo.

Marco ha sofferto molto per questa implacabile malattia che - come spiegava la dottoressa a lui e alla mamma, si tratta di “tumore al sangue”, però il bimbo non si lamentava, è sempre stato generoso e quando gli regalavano qualcosa lo condivideva con i suoi fratelli.

La scorsa settimana ha avuto l’influenza, le sue difese si sono abbassate, è stata necessaria una trasfusione di sangue però non ha ottenuto i risultati sperati. Giovedì Marco ha chiesto di tornare a casa, non voleva più stare in ospedale e la mamma ha raccontato che le aveva detto che sarebbe morto. Un presentimento? Un voce?

“Marchito” come lo chiamano affettuosamente i suoi familiari e amici se ne è andato nel sonno, in silenzio, come suo solito, senza fare rumore, nella sua innocenza di ragazzino sorridente e generoso, pieno di voglia di vivere.

Lo hanno vestito con camicia e pantaloni bianchi, che aveva indossato per la sua Prima Comunione,  immerso nei fiori bianchi, sembrava proprio un angioletto.

La mamma lo ha sempre assistito e curato con molta dedizione e affetto, cercava di soddisfare i suoi semplici desideri e circondarlo di amore, come solo una madre sa fare.   Il papà spesso ubriaco forse non si è mai reso conto fino in fondo della gravità della malattia, faceva resistenza quando il bambino doveva andare all’ospedale per i controlli.

I fratelli gli sono sempre stati vicino facendolo giocare, accompagnandolo dalla nonna o aiutandolo a fare i compiti.

A noi, oggi, è dato di condividere il dolore della famiglia e di stare accanto alla mamma, al papà e ai fratelli, soprattutto in questo momento di dolore, con un abbraccio, una parola di conforto o una semplice stretta di mano.

Sicuramente Marco ha lasciato un vuoto in molti cuori, umanamente le lacrime scendono dagli occhi e forse una domanda sale spontanea nella mente: “Perché Signore? Perché proprio lui? E’ solo un ragazzino!”.

Solo Dio conosce la risposta, a noi è dato di credere che con la morte la vita non è terminata, la morte corporale è solo un passaggio da questo mondo alla eternità, noi cristiani sappiamo che risusciteremo a nuova vita perché Gesù Cristo è morto, fu sepolto e ha resuscitato. Coloro che credono in Cristo infatti non rimarranno morti, ma saranno risuscitati in vita eterna. Questa è la nostra speranza.

Marco adesso sicuramente è un angioletto in cielo che intercede per noi, adesso è lui che dall’alto ci protegge e ci tende la mano.

Grazie “Marchito” per il tuo bel sorriso, per i tuoi occhi pieni di luce, per la tua serenità, per la tua amicizia e per la tua bontà. Rimarrai sempre nei nostri cuori!
Hasta pronto en el cielo!                                                                           

venerdì 21 dicembre 2012