domenica 25 dicembre 2011

Auguri scomodi

Carissiminon obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali
e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,
vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

                                                                                    Tonino Bello

giovedì 22 dicembre 2011

Natale, Maria e la nostra nascita spirituale (Leone Magno †461)

Quest'omelia di san Leone Magno illumina molte formule liturgiche delle messe natalizie del suo tempo (Sacramentarium veronese).

L'omelia dice la gioia e lo stupore. Colui che nasce è Iddio. La sua nascita è verginale. Niente disprezzo per le realtà femminile e materne, il pensiero è rivolto a colui che nasce e alla sua opera, la redenzione.
C'è una spiritualità molto vigorosa e piena di speranza : con la rigenerazione, il battessimo, possiamo rinascere ed avere parte alla nascita di Cristo, la sua nascita senza macchie.

« 1. - Dilettissimi, esultiamo nel Signore e con spirituale gaudio rallegriamoci, perché è sorto per noi il giorno della nuova redenzione già ab antiquo preparata; è sorto per noi il giorno della redenzione che offre una eterna felicità (...)

Dilettissimi, appena giunti i tempi prestabiliti alla redenzione degli uomini, Gesù Cristo, Figlio di Dio, fa il suo ingresso nella bassa condizione di questo mondo:
discende dalla sede celeste senza, però, allontanarsi dalla gloria del Padre:
è generato in un nuovo stato e con novità di nascita. È nuova il suo stato, perché,
pur rimanendo invisibile nella sua natura è diventato visibile nella natura nostra.
Egli che è l'immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio:
pur restando nella sua eternità, ha voluto incominciare a esistere nel tempo.
Il Signore dell'universo, nascosta sotto il velo la gloria della sua maestà, ha assunto la natura di servo.
Dio, inviolabile, non ha sdegnato di assoggettarsi al dolore;
l'immortale non ha rifiutato di sottomettersi alla legge della morte.

Inoltre è stato generato con novità di nascita, perché è stato concepito dalla Vergine ed è nato dalla Vergine senza l'intervento di padre terreno e senza la violazione della integrità della madre. A chi doveva essere il Salvatore degli uomini era conveniente una tale nascita, perché avesse in sé la natura umana e non conoscesse la contaminazione della umana carne. Dio stesso, infatti, è l'autore della nascita corporea di Dio, e l'arcangelo l'ha attestato alla santa Vergine Maria: « Lo Spirito Santo verrà sopra di te, e la potenza dell'Altissimo ti coprirà della sua ombra: per questo il bambino santo che nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio.

"Dunque la sua origine è diversa dalla nostra, ma la sua natura è uguale alla nostra. Il fatto che la Vergine abbia concepito, che la Vergine abbia partorito e poi sia rimasta ancora Vergine, certamente è estraneo a ciò che di solito avviene tra gli uomini, e si appoggia alla divina potenza.
In questo caso, difatti, non bisogna considerare la condizione di colei che partorisce, ma la decisione di colui che nasce, il quale è nato dall'uomo nel modo che ha voluto e potuto.
Se tu osservi la realtà della natura, costati la sostanza umana;
ma se scruti la causa dell'origine, vi riconosci la potenza divina.

Invero, Gesù Cristo, nostro Signore, è venuto per abolire il contagio del peccato, non per tollerarlo ; è venuto per curare ogni malattia di corruzione e tutte le ferite delle anime macchiate. Era dunque opportuno che nascesse in maniera nuova colui che apportava agli uomini una nuova grazia di immacolata integrità.
Era necessario che l'integrità di chi nasceva conservasse la nativa verginità della madre, e che l'adombramento della virtù dello Spirito Santo custodisse il ricercato sigillo del pudore e la casa della santità.
Gesù, difatti, aveva stabilito di rialzare la creatura che era precipitata in basso, di rafforzare la creatura conculcata e di donare e moltiplicare la virtù della pudicizia per cui potesse essere superata la concupiscenza della carne.
Dio ha voluto in tal maniera che la verginità, necessariamente violata nellagenerazione degli altri uomini, fosse imitabile negli altri con la rigenerazione." [1]


[1] È questo un pensiero frequente in san Leone, che in altre parole così può spiegarsi: soggetto perfettamente integro e immacolato è Gesù, fonte di verginità ; egli, facendo rinascere a vita soprannaturale l'uomo nel battesimo, dava il modo per imitare la sua generazione verginale che non può essere imitata dalla naturale umana generazione.

San Leone Magno, secondo discorso tenuto nel Natale del Signore,
ed. Paoline, 1965, p. 67-72

mercoledì 14 dicembre 2011

Il perdono...guarisce!

Uno dei maggiori ostacoli alla vera vita cristiana è la mancanza di perdono. Il perdono rende capaci di amare e di crescere, riconcilia con gli altri, cura lo spirito e il corpo.
Il perdono è sorgente di guarigione, guarisce infatti le ferite provocate dal risentimento, rinnova le persone, i matrimoni, le famiglie, le comunità, la vita sociale.
Il perdono è la chiave dei nostri rapporti con Dio, col prossimo e con noi stessi.
Il perdono è una necessità: non possiamo fare a meno di perdonare. Se non perdono non posso essere perdonato!
Il perdono è una decisione: non è un sentimento, ma un atto della nostra volontà. Decido di perdonare anche se non me la sento. È la scelta di amare gli altri così come sono.
Il perdono è uno stile di vita: è lo stile di vita del cristiano che accetta di perdonare sempre, chiunque e per ogni cosa.
Il perdono è un processo, cioè una continua crescita verso la libertà interiore. Non dimentichiamo che alcune esperienze sono così dolorose da richiedere molto tempo trascorso nel perdono.

domenica 11 dicembre 2011

l' Immacolata concezione

L'Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.
Già i Padri della Chiesa d'Oriente, nell'esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L'avevano chiamata: " Intemerata, incolpata, bellezza dell'innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata ".
In Occidente, però, la teoria dell'immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.
Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L'eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il " Dottor Sottile ", riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto.
Giovanni Duns Scoto morì sui primi del '300. Dopo di lui, la dottrina dell'Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano.
Sulle piazze d'Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: " Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? ".
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una " medaglia miracolosa " con l'immagine dell'Immacolata, cioè della " concepita senza peccato ". Questa medaglia suscitò un'intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la " donna vestita di sole " esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata.
Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell'Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine " tutta bella ", " piena di grazia " e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l'abbondanza di grazie che dal cuore dell'Immacolata piovvero sull'umanità.
E dalla devozione per l'Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l'attributo più alto di Maria, " sine labe originali concepta ", cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.

mercoledì 2 novembre 2011

Commemorazione dei defunti

La commemorazione dei fedeli defunti al 2 novembre ebbe origine nel 998 nel monastero benedettino di Cluny per iniziativa di S. Odilone (quinto abate di Cluny); il fatto che migliaia di monasteri benedettini dipendessero da Cluny favorì l'ampio diffondersi della commemorazione in molte parti dell'Europa settentrionale.
Nel 1311 anche a Roma venne istituita ufficialmente la memoria dei defunti mentre il privilegio delle tre Messe al 2 novembre, accordato alla sola Spagna nel 1748, fu esteso alla Chiesa universale, da Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922), solo nel 1915.
Scopo della commemorazione di tutti i defunti in passato era quello di suffragare i morti; di qui le Messe, la novena, l'ottavario, le preghiere al cimitero. Questo scopo naturalmente rimane; ma oggi se ne avverte un altro altrettanto urgente: creare nel corso dell'anno un'occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte. Spezzare la congiura del silenzio riguardo ad essa.

Quando nasce un uomo, diceva S. Agostino, si possono fare tutte le ipotesi: forse sarà bello, forse sarà brutto, forse sarà ricco, forse sarà povero, forse vivrà a lungo, forse no. Ma di nessuno si dice: forse morirà, forse non morirà. Questa è l'unica cosa assolutamente certa della vita.

Nella nostra vita noi pensiamo di non avere mai abbastanza: viviamo protesi verso un continuo domani, dal quale ci attendiamo sempre di più: più amore, più felicità, più benessere. Viviamo sospinti dalla speranza. Ma in fondo a tutto il nostro stordirci di vita e di speranza si annida, sempre in agguato, il pensiero della morte: un pensiero a cui è molto difficile abituarci, che si vorrebbe spesso scacciare. Eppure la morte è la compagna di tutta la nostra esistenza: addii e malattie, dolori e delusioni ne sono come i segni premonitori. La morte resta per l'uomo un mistero profondo per credenti e non credenti.
Essere cristiani cambia qualcosa nel modo di considerare la morte e di affrontarla? Qual'è l'atteggiamento del cristiano di fronte alla domanda, che la morte pone continuamente, sul senso ultimo dell'esistenza umana?
La risposta si trova nella profondità della nostra fede. S. Paolo scriveva : « Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. » (1Ts 4,13-14)

La morte del cristiano si colloca nel solco della morte di Cristo: è un calice amaro da bere fino in fondo perché frutto del peccato. Ma la morte è anche volontà amorosa del Padre che ci aspetta, al di là della soglia, a braccia aperte: una morte che è essenzialmente non-morte ma vita, gloria, risurrezione.

Come tutto questo avvenga di preciso non si sa. Umanamente non si può misurare l'immensità delle promesse e del dono di Dio.  Il Prefazio dei defunti rivela un accento di umana soavità e di divina certezza: « È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: per Cristo nostro Signore. Nel quale rifulse a noi la speranza della beata resurrezione: così che coloro che sono contristati dalla certezza della morte, siano consolati dalla promessa della futura immortalità. Poiché, o Signore, la vita dei tuoi fedeli non si distrugge, ma si cambia, e dissolta la casa di questa dimora terrestre, si acquista eterna abitazione in cielo.... ».

Dal Vangelo del giorno

lunedì 31 ottobre 2011

La santità


La santità, biblicamente intesa, viene definita dal termine CADOSH, appunto "santo". Dio infatti nella Sua perfezione è Cadosh, Cadosh, Cadosh, cioè tre volte santo. 
Cioè sommamente e perfettamente santo. Dove la santità non è l'aureola o la riconoscenza del favore del popolo dei credenti ma l'essenza stessa di Dio. 
Dio è santo, cioè separato, tutt'altro; non è inquadrabile, non chiudibile in uno schema; neanche nella Parola di Dio stessa che rivela Dio ma non lo racchiude. Proprio per questo è importante l'azione continua dello Spirito Santonell'autocoscienza della Chiesa (nel suo magistero e nella sua guida) e nel singolo fedele.
E' grazie a questa trascendenza che Dio si fa immanenza, cioè compagno dell'uomo, in Gesù Cristo. E' grazie alla Sua trascendenza che Dio in Gesù ti chiede di "odiare", cioè di porre un "fine" a ciò che è finito e riconoscere la realtà. Lo scotto da pagare alla mancanza di "odio" è la fine della gioia,  il vuoto, la disperazione e la distrazione dalle vere necessità tue e del fratello. Certo "odiare" costa e talvolta si sceglie di rimanere nella prigione dorata dell'ignoranza, del "tiriamo innanzi", nello smarrimento di cui siamo più carnefici che vittime.

Interessante è considerare che il termine Cadosh deriva da Cadash, l'atto con cui viene reciso il cordone ombelicale. Cioè il gesto con cui si inizia una autonomia ed un'esistenza. Ecco perché non si può essere santi senza "tagliare" tutto ciò che è cordone ombelicale; ecco perché non si può maturare nella fede senza "odiare"tuo padre, tua madre, tua moglie, i tuoi figli, i tuoi fratelli, le tue sorelle e perfino la tua vita...;
ecco perché non si può essere adulti psichicamente se non si dice "fine" e il senso del limite di ciò che non è eterno. Porre il fine è definire, è riconoscere che tutto è un dono continuo di un Padre amoroso; anche la croce, qualunque essa sia, perché nel suo mistero svela chi sei veramente tu proponendo un iter di trascendenza.
Ogni sofferenza merita rispetto, silenzio, epokè, vicinanza, con-passione... ma anche questa è una "cosa finita" che non va assolutizzata ripiegando il nostro volto sul dolore.. perché la gioia è alla tua porta e bussa costantemente.
"Odiare", tagliare il cordone ombelicale, santificarsi significa, allora, aprire quella porta e far entrare con Gesù tutti quelli che incontrerai.

sabato 29 ottobre 2011

Ancora immagini delle prime comunioni


I nostri ragazzi durante la processione offertoriale......



















 le ragazze durante la liturgia Eucaristica










La foto di gruppo con Padre Mateo , un sacerdote degli USA, da alcuni mesi é qui da noi, in Bolivia, dove rimarrá fino a gennaio. I bambini gli vogliono molto bene,  sono affezionati a lui anche perché padre Mateo è molto bravo con i ragazzi e trascorre molto tempo a giocare con loro.

Affidiamo i nostri giovani alla Vergine Immacolata affinché possano essere veri testimoni di Cristo.

giovedì 27 ottobre 2011

Prime comunioni

Lo scorso 9 Ottobre ben 192 giovani dai 9 ai 16 anni circa hanno ricevuto per la prima volta la Santa Eucaristia.










Molti di loro hanno ricevuto il Battesimo la domenica precedente, ed erano molto felici per aver ricevuto questi Sacramenti cosí importanti.






Affidiamo al Signore questi nostri ragazzi con la speranza che possano amare il Signore a tal punto da accostarsi costantemente al Corpo e al Sangue di Cristo per tutta la loro esistenza

domenica 23 ottobre 2011

ESPERIENZA DI VOLONTARIATO MISSIONARIO

E' passato un mese dal mio ritorno dalla Bolivia.
Da questo viaggio, anzi da questa esperienza che ora vorrei raccontare.
Non conoscevo quasi nulla di questa nazione, men che meno della città Montero che mi avrebbe ospitato.
Non conoscevo le persone che mi avrebbero accolto, conoscevo poco i miei compagni di viaggio e conoscevo poco gli effetti che avrei subito a quelle latitudini: ma conoscevo le mie motivazioni e questo mi bastava.
L'Istituto Missionarie dell’Immacolata – Padre Kolbe di Borgonuovo ci prepara per il viaggio, dandoci istruzioni per il viaggio e per la permanenza ma la mia curiosità, anziché acquietarsi, aumenta.
Arriva il giorno della partenza, prendiamo l'aereo a Roma, attraversiamo l'Oceano Atlantico ed eccoci in Sud America: Caracas-Lima-La Paz-Santa Cruz. Scendiamo nel pieno della notte e due Missionarie ci vengono incontro dandoci il benvenuto. Breve viaggio in macchina ed arriviamo a destinazione: sono così frastornato dal viaggio, dalla stanchezza, dalla novità che non ascolto niente di quello che mi viene detto; mi sdraio in un letto, sbalordito e stravolto da quello che sto vivendo, vorrei riflettere su tutto questo ma mi addormento.
Il mattino seguente comincia la mia permanenza nel centro Missionariodell'Immacolata - Padre Kolbe di Montero.
Ci presentiamo tutti quanti, ci conosciamo meglio e visitiamo il centro in tutte le sue attività: le principali sono il centro medico molto organizzato ed ottimamente guidato, un centro sociale con diverse funzioni al suo interno ed altrettanto ottimamente guidato, un kinder per i bambini con diversi esercizi al  suo interno ed anch'esso ottimamente guidato. Tutto il centro è coordinato e guidato da una responsabile: una Missionaria straordinaria nei modi e nei gesti.
Dopo pranzo cominciamo le nostre  mansioni. Esse sono costituite per la maggior parte da piccoli lavori di manutenzione e manovalanza, oppure dalla preparazione e divisione di pacchi di generi alimentari per la maggior parte provenienti da donazioni ed adozioni a distanza.
Sono intervallati da uscite, sempre accompagnati da Missionarie, in visita nei barrios della città dove incontriamo ed intratteniamo i bambini che li abitano. Partecipiamo a molte manifestazioni religiose interne ed esterne, andiamo in visita portando cibo e materassi ai carcerati della prigione di Montero: entriamo senza quasi accorgerci, in modo molto naturale, nella vita quotidiana di quella missione, di quella città, di quella gente, ed approfondiamo sempre di più la conoscenza delle Missionarie.
Di questi giorni vorrei sottolineare alcuni passaggi.
Io penso che la povertà non ha una posizione geografica, non ha colore e non ha un marchio registrato; la si può incontrare ovunque, anche in zone sviluppate dove la ricchezza non è ancora arrivata ma un organizzazione sociale comunque è presente.
 Lì invece si manifesta spontaneamente, fa parte della natura di quel luogo.
 Finisce la città, comincia la periferia (chiamamola così.....) e ti trovi nell'ambiente di quel posto dove nel paesaggio, tra alberi e sentieri incontri capanne o “case” di mattoni senza servizi; né acqua (spesso andavamo in una radura a giocare con i bambini dove le Missionarie avevano costruito un pozzo collegato ad una fontanella per dare acqua agli abitanti del posto) e luce; in coabitazione con animali di vario genere, ma popolate da moltissimi bambini.
E quando ti fermi e giochi con loro l'impressione che ne ricavi è che vi partecipano in maniera  più completa ed impegnata, come se quel gioco diventasse più vivo e più importante. Li senti più vicini e più calorosi, ti accolgono con uno slancio e generosità che ti rapiscono, e questa frequentazione più diventa assidua e più ti scalda il cuore e ti appaga.
 Ed i genitori di questi bambini?
Questa è la grande emergenza sociale che ho incontrato: l'assenza quasi totale del concetto di famiglia, di padre e madre che curano i propri figli, del costruire insieme un percorso, della pianificazione della vita del proprio nucleo; che si può ottenere anche nelle difficoltà economiche  di qualsiasi posto dove si vive e con tutti  i limiti e privazioni del caso, mentre li a Montero sembra non accadere. Non che tutta la città viva in questo modo, ma in gran parte sembra così.
Mi confidavano alcune sorelle delle difficoltà che incontrano a penetrare i cuori di queste persone.
Non riuscire con il proprio esempio a migliorare il loro proporsi alla vita quotidiana, ad avere un atteggiamento più amorevole verso loro stessi ed  i propri cari, ad avere anche rispetto verso se stessi e la natura di quel posto. Come se fossero refrattari ed impermeabili.
Milioni di parole sono state spese, migliaia di gesti e dimostrazioni sono stati compiuti per fare da esempio ma i risultati latitano ad arrivare.
Fare questa attività ma anche farne di altre, che in una fase della mia vita come questa non avevo mai fatto, mi ha sorpreso e fatto riflettere. Non avevo mai partecipato a tante celebrazioni eucaristiche concentrate in così pochi giorni (ma non mi pesavano ed anzi mi piacevano, anche quelle un po' troppo mattiniere): rendersi sempre disponibili e cercare comunque di dare una mano quando si poteva riposare; aver accettato con il sorriso anche piccoli disagi che comunque non avevo vissuto prima..............a tutto questo e molto altro attribuisco una spiegazione.  
E' l'esempio che ho ricevuto dalle Sorelle missionarie.
La missione di Montero è grande; non ne ho visitate molte in verità, ma è comunque ampia ed ha all'interno di essa molte attività, come se fosse una cittadella. Essa è abitata da Missionarie che provvedono tutti i giorni al suo funzionamento e mantenimento: e non credo sia un compito facile. Sono persone molto diverse tra di loro, hanno tutte quante una loro marcata personalità, ed ero molto incuriosito sul fatto di come io avrei reagito a questa convivenza prolungata.
Invece questo è il ricordo più bello che porto dentro.
L'essere stato accolto con rispetto ed amicizia e curato quando ne ho avuto bisogno; aver condiviso  lavori a momenti di svago, aver mangiato o passeggiato insieme, chiacchierato o pregato insieme: sono sempre dei momenti in cui tu, comunque, impari qualcosa da loro.
Sarebbe un discorso lungo, che magari riprenderemo in un'altra occasione, ma quello che mi preme di dire è la tenacia, l'energia, la generosità che dimostrano nel loro servizio missionario.
L'aggrapparsi alla fede ed alla preghiera per ricevere la forza di proseguire, il non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà del loro mandato vale più di qualsiasi altra dimostrazione.
E termino dicendo che tutto questo ti viene mostrato ed elargito in modo naturale, facendoti partecipe se tu lo accetti.
La seconda parte del viaggio l'abbiamo dedicata al turismo, visitando la capitale ed il lago Titicaca, vera meraviglia della natura. Una menzione particolare merita la città di Cochabamba, dove siamo stati ospitati da altre Missionarie nel loro centro missionario. Qui è presente anche una radio, gestita autonomamente, che le aiuta nella divulgazione del loro incarico. E mi rammarico di non aver avuto più tempo per approfondire la loro conoscenza.
Al termine di questa gita siamo tornati a Montero, abbiamo visitato e salutato alcuni bambini di un barrios a cui eravamo perticolarmente legati, saluti di commiato con tutte le Sorelle della missione e nella notte siamo ripartiti per l'Italia.
Un'ultima menzione particolare la merita padre Matthew O'Donnel; persona sempre sorridente e disponibile ed ottimo predicatore; purtroppo la difficoltà della lingua ci ha impedito di approfondire una miglior conoscenza reciproca.
Vi salutiamo con affetto e gratitudine, per sempre riconoscenti.

Adriano e Cristiana.
  

mercoledì 5 ottobre 2011

ORFANO DUE VOLTE


Oggi, durante la Messa mentre ascoltavo il Vangelo e precisamente queste parole di Gesù: “Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato.” (Lc. 9,48), non ho potuto fare a meno di pensare al ragazzo che circa una settimana fa è venuto al servizio sociale e ci ha raccontato la sua triste e commovente storia che desidero riportare più o meno con le sue parole.
“Mi chiamo Kevin, ho 16 anni, vengo da Sucre, non ho mai conosciuto i miei veri genitori. Mia mamma era povera, aveva bisogno di soldi e mi ha venduto quando ancora ero nella sua pancia. Di mio padre non so neppure il nome. Mi ha comprato una coppia già grande di età che, non potendo avere figli propri, mi ha adottato. I miei genitori adottivi mi volevano bene, andavo a scuola, non mi hanno fatto mancare niente. Circa due anni fa sono dovuti andare a Santa Cruz per problemi di salute, ho atteso il loro ritorno per vari giorni, poi guardando le notizie alla tv ho capito che non sarebbero più tornati. Sono morti in un grave incidente in cui si sono scontrati due pullman di linea. Mi sono messo a piangere, non sapevo cosa fare: ero solo.
I vicini di casa sono stati gentili, mi hanno aiutato, ma dovevo pagare l’affitto, tutte le spese della casa e procurarmi da mangiare, ho lavorato, però i soldi non erano sufficienti. Un giorno una vicina di casa mi ha proposto di venire con lei a Montero dove, ha detto, avrei avuto maggiori possibilità di lavoro. Prima di partire mi ha chiesto di mettere nella mia valigia alcuni pacchetti di farina (chissà cosa c’era dentro?!?), dicendomi che se ci fossero stati controlli alla dogana, dovevo dire che ero suo figlio. Grazie a Dio è andato tutto bene, nessuno ha aperto le valigie e siamo arrivati a Montero, abbiamo alloggiato in una stanza in affitto che ha pagato la signora la quale, però se ne è andata e non si è fatta più vedere. Da quando sono qui ho cambiato vari lavori poi mi sono ammalato, avevo bisogno di medicine, ho fatto alcuni debiti, la padrona della casa mi ha detto che dovevo pagare. Durante uno dei vari lavori ho conosciuto una signora con la quale ho fatto amicizia, le ho raccontato la mia situazione e mi ha offerto di andare a vivere nella sua casa. Questa famiglia è numerosa, la signora ha molti figli, nipotini e una nipote della mia età che doveva fermarsi solo per le vacanze scolastiche, ma ormai vive nella casa da molti mesi e sua madre è sparita.
Non ci sono letti per tutti, dormo per terra, però ho da mangiare e un tetto, senza il problema di dover pagare l’affitto. Mi trovo bene, tutti sono gentili con me, però vorrei rendermi utile, spero di trovare un lavoro sicuro per poter contribuire con le spese.
Il prossimo anno penso di tornare a scuola, mi piace studiare, avevo buoni voti, desidero diplomarmi e un giorno diventare medico.”
Kevin, un ragazzo semplice, un altro dei suoi desideri è quello di ricevere il Battesimo, il padre e la madre adottivi erano di un’altra religione, ma lui andava di nascosto alla chiesa cattolica e ha detto se potevamo procurargli un rosario. Mentre raccontava la sua storia era sereno, nelle sue parole non c’era rancore per la mamma che lo ha “venduto” ancora prima di nascere, non c’era disperazione per aver perduto per due volte i suoi genitori (naturali e adottivi) ed essere rimasto completamente solo in una città dove praticamente non conosce nessuno.
Nei suoi occhi e nel suo sorriso ho percepito tanta voglia di vivere e un gran desiderio di conoscere Gesù. Forse non sa che Lui è già nel suo cuore e lo sta accompagnando con amore in questa avventura della sua vita.
Grazie Signore per averci dato la possibilità di accogliere questo ragazzo nel tuo nome.

                                                                                                    Annalisa

lunedì 12 settembre 2011

INCONTRO FRATELLI

INCONTRO FRATELLI

L’emozione è stata davvero grande quando sorelle e fratello si sono incontrati, dopo vari mesi che non si vedevano.
Juan David fin da piccolo ha iniziato a lavorare come “lustrabotas”, cioè lustrascarpe; quando siamo andate a cercarlo nella casa dove viveva ultimamente con sua mamma, alcuni suoi amici ci hanno raccontato che gli avevano rubato, per ben due volte, la sua scatola con il necessario per pulire appunto le scarpe alle persone. La vicina di casa, poi, ci ha detto che la mamma si era trasferita, insieme alla figlia maggiore, in un altro paese, lontano da Santa Cruz e che il bimbo si trovava in un “hogar” però non sapeva dove. Le sorelline stavano vivendo e studiando in un collegio gestito da un pastore evangelico che, con sua moglie, si stava prendendo cura delle bimbe. Grazie a Dio, dopo vari giri, siamo riuscite ad incontrare le due sorelline. Elisabeth, la più piccola è molto dolce, ma ha una faccina triste triste.
Dopo alcuni giorni dalla nostra visita, è venuta da noi, al servizio sociale, la sorella maggiore che viveva con la madre, sicuramente avvisata dal pastore, e ci ha detto che il fratello stava vivendo a Santa Cruz in una casa di accoglienza per i bambini di strada, però non sapeva il nome dell’ “hogar” e neppure l’indirizzo. Di recente è tornata di nuovo dicendo che anche lei, dopo aver litigato con la madre, adesso vive insieme alle sorelline nel collegio evangelico, mentre suo fratello vive in un “hogar”, vicino a Montero. Siamo riuscite a rintracciare la madre che ci ha dato l’indirizzo e dopo aver telefonato, siamo andate subito a trovare Juan David e con noi sono volute venire anche le tre sorelle.
Appena arrivate abbiamo visto il ragazzino, Elisabeth gli è corsa subito incontro, lo ha abbracciato, lo ha preso per mano e per tutto il tempo non l’ha lasciato, anche la sorella maggiore lo ha abbracciato con le lacrime agli occhi e l’altra pure, è stata molto contenta di vederlo. E’ stato davvero un momento molto commovente e pieno di gioia.
Dopo poco che eravamo lì, è arrivata anche la mamma: è stata proprio una riunione di famiglia! Abbiamo avuto la conferma da lei stessa che sta lavorando mattino e pomeriggio, da poco ha avuto un’altra bimba, non riesce a stare dietro a tutti i figli, almeno per il momento, ma il suo progetto è quello di comprarsi un terreno e costruirsi una casa dove vivere con tutti i suoi figli.
Sicuramente Juan David ha avuto una grande sorpresa, è stato felice di vedere le sorelle e la mamma, però è anche contento di vivere in un luogo sicuro dove può studiare con disciplina, affetto e senza dover andare per la “calle” (strada) a cercare persone alle quali lustrare le scarpe. 




E le sorelle?!? In seguito a questo “ritrovo” ci siamo lasciate interpellare e cercando di farci guidare dallo Spirito Santo ci siamo chieste se era più opportuno che le bimbe vivessero in un collegio e, dopo aver avuto l’assenso della madre, ci siamo attivate per trovare un luogo dove potevano essere accolte.
Attualmente stanno vivendo tutte e tre, insieme, in un “hogar” gestito da suore, qui a Montero e, grazie ad uno specifico programma e coordinamento dei vari “hogar” che prevede incontri tra i bambini dei vari centri educativi, spesso si possono incontrare, abbracciare e giocare con il fratello. Nel collegio frequentano regolarmente la scuola, hanno assistenza sanitaria, sono seguite dall’assistente sociale e ricevono una solida formazione spirituale.
Speriamo che possano avere una certa stabilità e che un giorno davvero mamma e figli possano riunirsi e vivere insieme come una vera famiglia.


                                                                                                          Annalisa

sabato 3 settembre 2011

Rappresentazione teatrale su San Massimiliano Kolbe

Per la solennità di San Massimiliano e ragazzi del gruppo liturgico seguito da Suor Annalisa, hanno realizzato una piccola rappresentazione teatrale sulla vita del Santo frate minore. Nel post di oggi pubblichiamo alcune immagini dei nostri ragazzi in "scena".














San Massimiliano e Maria Santissima
                                                               


              La nascita in Cielo del Santo martire                                                                                              
                                           I nostri ragazzi

mercoledì 24 agosto 2011

FESTA DI SAN MASSIMILIANO KOLBE MARTIRE DELLA CARITA’


Nel nostro centro pastorale abbiamo festeggiato i 70 anni della morte del padre Kolbe, o meglio del giorno in cui questo gran santo ha dato la vita per un padre di famiglia,  con un triduo iniziato giovedì 11 agosto con celebrazione della Messa alla quale hanno partecipato anche i giornalisti di Montero e cui ha fatto seguito una rappresentazione teatrale sulla vita di Massimiliano Kolbe, presentata dal gruppo dei chierichetti.
Venerdì la Messa è stata caratterizzata soprattutto dalla presenza dei collaboratori del centro medico e del servizio sociale che portano il nome di San Massimiliano, ricordando anche la scuola omonima.
Sabato sera dopo la Celebrazione Eucaristica c’è stata la “serenata” organizzata dai professori e alunni della scuola San Massimiliano Kolbe, una festa con danze tipiche, sketch e canti.
Domenica 14 agosto, alla Messa solenne delle 9, alcune bambine della Milizia dell’Immacolata hanno presentato, all’offertorio, una danza tipica mentre 10 ragazze hanno iniziato il loro servizio come chierichette con una cerimonia di accoglienza e consegna della tunica. E’ stato molto bello e commovente. Sono le prime ragazze che nel nostro centro pastorale svolgono il servizio all’altare: è un evento storico!
Alla Celebrazione Eucaristica delle ore 10,15 un gruppo di ragazze che si stanno preparando a ricevere il Sacramento della Cresima, ha fatto l’atto di affidamento a Maria con preghiera di consacrazione e consegna della medaglia della Madonna. Anche questo è stato un momento molto bello e significativo.
La sera poi c’è stata la processione con il quadro di San Massimiliano e recita del Rosario, fino al quartiere “Urkupiña” dove, all’aperto, è stata celebrata un’altra Messa, però, questa volta, in onore alla Madonna!
C’è stata grande partecipazione, la gente qui è molto devota anche se poi il Vangelo non entra nella vita fino in fondo, non viene vissuto in maniera radicale come Gesù insegna. Dopo anni di presenza in terra boliviana e nonostante siano presenti molte congregazioni religiose, sembra che molti non cambino o … non vogliano cambiare. La tradizione, la cultura sono molto radicati ed è difficile far comprendere, ad esempio, il grande dono dei Sacramenti nella vita di fede di ciascuna persona.
L’esempio di padre Massimiliano ancora una volta ci interpella e ci spinge a continuare il nostro apostolato in mezzo a questi fratelli e sorelle boliviani invitandoci a desiderare ancora oggi, insieme a noi e tramite noi di “condurre tutti gli uomini a Dio attraverso l’Immacolata” .
Questo il grande sogno di San Massimiliano Kolbe e … anche il nostro.
Potrebbe essere pure il tuo!!!                                                                                                                                 
 Annalisa

lunedì 15 agosto 2011

Apocalisse 11,19a.12,1-6a.10ab.

Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;
la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: "Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. 

domenica 14 agosto 2011

PENSIERI DI SAN MASSIMILIANO KOLBE


* “Non badare al giudizio degli uomini... Sei troppo grande perché gli uomini ti possano giudicare”.
* “La Croce è la scuola di amore”. “Dobbiamo dire che il nostro lavoro è bello ed importante; ma questa è cosa esteriore. Prima di ogni altra cosa dobbiamo avere cura della nostra vita interiore”.
* La preghiera nel campo di concentramento: “Madre santissima, per amore tuo mi offro a rimanere in questo duro carcere, anche se agli altri sarà concesso di tornare a casa. Rimarrò qui nella dimenticanza e nel disprezzo, senza amici e senza alcun conforto, a patire per Te. Mi offro particolarmente a Te, o Maria, affinché incontri la morte in questo campo tra uomini ostili ed indifferenti”.

sabato 13 agosto 2011

Attraverso Maria la missione è più efficace

E se Ella potrà disporre di noi in modo sempre più perfetto, allora anche l'attività missionaria, la conquista delle anime a GESÙ attraverso Lei sarà sempre più efficace. Il lavoro, la sofferenza e soprattutto la preghiera produrranno frutti abbondanti.
E non desideriamo operare più o più in fretta di quanto a Lei piace, poiché se agiremo secondo la Sua Volontà, faremo sicuramente il massimo e nel modo più rapido. Solo al giudizio di Dio verremo a conoscere quanti misteri di grazia si saranno operati attorno a noi e quante persone si saranno salvate per mezzo, nostro, senza che noi ce lo fossimo minimamente immaginato. (SK 755)

mercoledì 10 agosto 2011

Preghiere a San Massimiliano Kolbe

"Terminata la sua vita terrena Padre Kolbe non ha cessato di "lavorare" ma, come era solito affermare, mentre sulla terra doveva stringere la mano di Maria per chiedere il suo aiuto, ora in Cielo può lavorare con ambedue le mani, quindi è nostrao grande intercessore presso Dio.
Mi pare di vedere il Padre Kolbe tutto intento a prendersi cura di chi lo prega; lo vedo portare le nostre richieste al Signore, per mezzo di Maria; lo vedo intercedere per noi con la forza che nasce dlla sua amicizia con Dio." (Padre Luigi M. Faccenda)




O san Massimiliano,
ascolta questa preghiera di lode e di supplica
che ti rivolgo con fiduciosa devozione.
Onoro la santità della tua vita,
guidata da intrepida fede nel mistero di Cristo,
sostenuta da ferma speranza nella potenza della sua grazia,
animata da ardente carità verso Dio e verso il prossimo.
Concedimi di poter vivere costantemente
in fedele corrispondenza alla dignità umana e cristiana.
Esalto la tua attività apostolica,
nella quale t'impegnasti con fervido zelo
a educare il popolo di Dio nella fede in Cristo Signore,
e nella venerazione dell'Immacolata,
Madre sua e Madre nostra, Maria.
Concedimi di poter collaborare con tutte le mie forze,
insieme con l'Immacolata, Regina del mondo e Madre della Chiesa,
per l'avvento nel Regno di Cristo tra gli uomini.


Ammiro il sacrificio eroico con cui offristi la tua vita spontaneamente
per salvare quella di un fratello.
Concedimi di credere fermamente che la fede in Cristo Signore
è l'unica vittoria che vince il male,
e di poter operare con il coraggio dei martiri
per il trionfo della giustizia, della carità e della pace.
Amen.

martedì 9 agosto 2011

MASSIMILIANO M. KOLBE - "Il folle dell'Immacolata"


Il 14 Agosto la Chiesa ricorda la festa liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe santo protettore e ispiratore delle missionarie dell' immacolata. Nei prossimi giorni cercheremo di conoscere meglio le opere e l' immenso amore di San Massimiliano per l' Immacolata....



Massimiliano M. Kolbe nacque l’8 gennaio 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia, dove fu battezzato col nome di Raimondo.
Raccontò il Santo, ancora fanciullo, a sua madre: "La Santa Vergine mi è apparsa, tenendo due corone, una bianca e l’altra rossa. Mi ha guardato con amore e mi ha chiesto quale scegliessi; quella bianca significa che sarò sempre puro e quella rossa che morirò martire. Ho risposto: - Le scelgo tutte e due!".
Quello straordinario incontro fu l’inizio di una vita totalmente spesa al servizio della Madonna,
cui egli fece l’offerta totale di se stesso.
Dopo essere entrato nell’ordine francescano, col permesso dei superiori fondò l’associazione mariana Milizia dell’Immacolata, il cui fine era la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria e i cui membri erano uniti dalla Consacrazione totale, illimitata alla Madonna.
Segno visibile di tale Consacrazione era la Medaglia Miracolosa, scelta dal Santo poiché ci è stata onata dall’Immacolata stessa. Egli ne distribuì un numero incalcolabile dovunque andò, nella certezza che Maria SS., che egli onorava anche col titolo di Mediatrice di tutte le grazie, avrebbe ottenuto da Dio innumerevoli guarigioni nel corpo, ma soprattutto nello spirito.
Celebrò la sua prima S. Messa il 29 aprile 1918 nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, sull’altare dove l’Immacolata era apparsa ad Alfonso Ratisbonne nel 1842.
Nel 1919 lasciò Roma, portando in Polonia due lauree, ma anche una salute gravemente minata a una forma di tubercolosi polmonare.
Tuttavia, nel 1922 Padre Kolbe fondò a Cracovia una rivista mensile dal titolo: ‘Il Cavaliere dell’Immacolata’, allo scopo di alimentare lo spirito e la diffusione della ‘Milizia’. Fra lo stupore di tutti, l’officina per la stampa del giornale, pur con vecchi macchinari, si riempì pian piano di molti giovani, desiderosi di condividere la vita francescana del Santo.
A Varsavia, grazie alla donazione di un terreno, Padre Massimiliano fondò ‘Niepokalanow’, che significa la ‘Città di Maria’. Negli anni successivi, al posto delle prime capanne vennero costruiti edifici in mattoni, la vecchia stampatrice fu sostituita da moderne tecniche di stampa e di composizione, da pochi operai si passò a ben 762 religiosi, mentre il ‘Cavaliere dell’Immacolata’ raggiunse la tiratura di milioni di copie, cui si aggiunsero altri sette periodici, tutti ideati da San Massimiliano.
Quindi, con il permesso dei superiori, il Padre si recò in Giappone.
Lì, dopo le prime incertezze, poté fondare a Nagasaki una nuova ‘Città di Maria’, con la tipografia in cui nel 1930 si stamparono le prime copie de ‘Il Cavaliere dell’Immacolata’ in lingua giapponese.
Nel 1939, però, i nazisti ordinarono lo scioglimento di Niepokalanow. Vi rimasero solo 40 frati, che trasformarono la ‘Città’ polacca in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughi della Seconda guerra mondiale. Dopo il rifiuto di prendere la cittadinanza tedesca per salvarsi - a causa dell’origine del suo cognome - il 17 febbraio 1941 San Massimiliano fu imprigionato con altri quattro frati.
Il 28 maggio venne poi trasferito al campo di sterminio Auschwitz, dove gli fu dato il numero 16670 e dove fu destinato ai lavori più umilianti, tra cui il trasporto dei cadaveri al crematorio.
Tuttavia, la sua dignità di sacerdote e di uomo retto primeggiò sempre fra i prigionieri, tanto che un testimone affermò: "Kolbe era un principe in mezzo a noi". Alla fine di luglio venne trasferito al Blocco 14, dove i reclusi erano addetti alla mietitura nei campi.
Poiché uno di loro riuscì a fuggire, secondo la spietata legge del campo dieci detenuti furono destinati al bunker della fame. Egli non venne scelto subito dalle SS, ma offrì volontariamente la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia.
In quella orribile prigione, il Santo preparò con la preghiera i suoi compagni di prigionia al momento più importante della loro vita: il passaggio dal tempo all’eternità.
Dopo 14 giorni di digiuno, le SS decisero di abbreviare la fine dei pochi superstiti con un’iniezione di acido fenico. Padre Kolbe tese il braccio dicendo: "Ave Maria", e quelle furono le sue ultime parole.
Era il 14 agosto 1941; il santo aveva solo 47 anni.
Fu canonizzato il 10 ottobre 1982 da Giovanni Paolo II, che lo definì "martire della carità e patrono del nostro difficile secolo".
La Chiesa ne celebra ogni anno la memoria il 14 agosto, giorno della sua nascita al Cielo


http://sursumcorda-dominum.blogspot.com