lunedì 31 ottobre 2011

La santità


La santità, biblicamente intesa, viene definita dal termine CADOSH, appunto "santo". Dio infatti nella Sua perfezione è Cadosh, Cadosh, Cadosh, cioè tre volte santo. 
Cioè sommamente e perfettamente santo. Dove la santità non è l'aureola o la riconoscenza del favore del popolo dei credenti ma l'essenza stessa di Dio. 
Dio è santo, cioè separato, tutt'altro; non è inquadrabile, non chiudibile in uno schema; neanche nella Parola di Dio stessa che rivela Dio ma non lo racchiude. Proprio per questo è importante l'azione continua dello Spirito Santonell'autocoscienza della Chiesa (nel suo magistero e nella sua guida) e nel singolo fedele.
E' grazie a questa trascendenza che Dio si fa immanenza, cioè compagno dell'uomo, in Gesù Cristo. E' grazie alla Sua trascendenza che Dio in Gesù ti chiede di "odiare", cioè di porre un "fine" a ciò che è finito e riconoscere la realtà. Lo scotto da pagare alla mancanza di "odio" è la fine della gioia,  il vuoto, la disperazione e la distrazione dalle vere necessità tue e del fratello. Certo "odiare" costa e talvolta si sceglie di rimanere nella prigione dorata dell'ignoranza, del "tiriamo innanzi", nello smarrimento di cui siamo più carnefici che vittime.

Interessante è considerare che il termine Cadosh deriva da Cadash, l'atto con cui viene reciso il cordone ombelicale. Cioè il gesto con cui si inizia una autonomia ed un'esistenza. Ecco perché non si può essere santi senza "tagliare" tutto ciò che è cordone ombelicale; ecco perché non si può maturare nella fede senza "odiare"tuo padre, tua madre, tua moglie, i tuoi figli, i tuoi fratelli, le tue sorelle e perfino la tua vita...;
ecco perché non si può essere adulti psichicamente se non si dice "fine" e il senso del limite di ciò che non è eterno. Porre il fine è definire, è riconoscere che tutto è un dono continuo di un Padre amoroso; anche la croce, qualunque essa sia, perché nel suo mistero svela chi sei veramente tu proponendo un iter di trascendenza.
Ogni sofferenza merita rispetto, silenzio, epokè, vicinanza, con-passione... ma anche questa è una "cosa finita" che non va assolutizzata ripiegando il nostro volto sul dolore.. perché la gioia è alla tua porta e bussa costantemente.
"Odiare", tagliare il cordone ombelicale, santificarsi significa, allora, aprire quella porta e far entrare con Gesù tutti quelli che incontrerai.

sabato 29 ottobre 2011

Ancora immagini delle prime comunioni


I nostri ragazzi durante la processione offertoriale......



















 le ragazze durante la liturgia Eucaristica










La foto di gruppo con Padre Mateo , un sacerdote degli USA, da alcuni mesi é qui da noi, in Bolivia, dove rimarrá fino a gennaio. I bambini gli vogliono molto bene,  sono affezionati a lui anche perché padre Mateo è molto bravo con i ragazzi e trascorre molto tempo a giocare con loro.

Affidiamo i nostri giovani alla Vergine Immacolata affinché possano essere veri testimoni di Cristo.

giovedì 27 ottobre 2011

Prime comunioni

Lo scorso 9 Ottobre ben 192 giovani dai 9 ai 16 anni circa hanno ricevuto per la prima volta la Santa Eucaristia.










Molti di loro hanno ricevuto il Battesimo la domenica precedente, ed erano molto felici per aver ricevuto questi Sacramenti cosí importanti.






Affidiamo al Signore questi nostri ragazzi con la speranza che possano amare il Signore a tal punto da accostarsi costantemente al Corpo e al Sangue di Cristo per tutta la loro esistenza

domenica 23 ottobre 2011

ESPERIENZA DI VOLONTARIATO MISSIONARIO

E' passato un mese dal mio ritorno dalla Bolivia.
Da questo viaggio, anzi da questa esperienza che ora vorrei raccontare.
Non conoscevo quasi nulla di questa nazione, men che meno della città Montero che mi avrebbe ospitato.
Non conoscevo le persone che mi avrebbero accolto, conoscevo poco i miei compagni di viaggio e conoscevo poco gli effetti che avrei subito a quelle latitudini: ma conoscevo le mie motivazioni e questo mi bastava.
L'Istituto Missionarie dell’Immacolata – Padre Kolbe di Borgonuovo ci prepara per il viaggio, dandoci istruzioni per il viaggio e per la permanenza ma la mia curiosità, anziché acquietarsi, aumenta.
Arriva il giorno della partenza, prendiamo l'aereo a Roma, attraversiamo l'Oceano Atlantico ed eccoci in Sud America: Caracas-Lima-La Paz-Santa Cruz. Scendiamo nel pieno della notte e due Missionarie ci vengono incontro dandoci il benvenuto. Breve viaggio in macchina ed arriviamo a destinazione: sono così frastornato dal viaggio, dalla stanchezza, dalla novità che non ascolto niente di quello che mi viene detto; mi sdraio in un letto, sbalordito e stravolto da quello che sto vivendo, vorrei riflettere su tutto questo ma mi addormento.
Il mattino seguente comincia la mia permanenza nel centro Missionariodell'Immacolata - Padre Kolbe di Montero.
Ci presentiamo tutti quanti, ci conosciamo meglio e visitiamo il centro in tutte le sue attività: le principali sono il centro medico molto organizzato ed ottimamente guidato, un centro sociale con diverse funzioni al suo interno ed altrettanto ottimamente guidato, un kinder per i bambini con diversi esercizi al  suo interno ed anch'esso ottimamente guidato. Tutto il centro è coordinato e guidato da una responsabile: una Missionaria straordinaria nei modi e nei gesti.
Dopo pranzo cominciamo le nostre  mansioni. Esse sono costituite per la maggior parte da piccoli lavori di manutenzione e manovalanza, oppure dalla preparazione e divisione di pacchi di generi alimentari per la maggior parte provenienti da donazioni ed adozioni a distanza.
Sono intervallati da uscite, sempre accompagnati da Missionarie, in visita nei barrios della città dove incontriamo ed intratteniamo i bambini che li abitano. Partecipiamo a molte manifestazioni religiose interne ed esterne, andiamo in visita portando cibo e materassi ai carcerati della prigione di Montero: entriamo senza quasi accorgerci, in modo molto naturale, nella vita quotidiana di quella missione, di quella città, di quella gente, ed approfondiamo sempre di più la conoscenza delle Missionarie.
Di questi giorni vorrei sottolineare alcuni passaggi.
Io penso che la povertà non ha una posizione geografica, non ha colore e non ha un marchio registrato; la si può incontrare ovunque, anche in zone sviluppate dove la ricchezza non è ancora arrivata ma un organizzazione sociale comunque è presente.
 Lì invece si manifesta spontaneamente, fa parte della natura di quel luogo.
 Finisce la città, comincia la periferia (chiamamola così.....) e ti trovi nell'ambiente di quel posto dove nel paesaggio, tra alberi e sentieri incontri capanne o “case” di mattoni senza servizi; né acqua (spesso andavamo in una radura a giocare con i bambini dove le Missionarie avevano costruito un pozzo collegato ad una fontanella per dare acqua agli abitanti del posto) e luce; in coabitazione con animali di vario genere, ma popolate da moltissimi bambini.
E quando ti fermi e giochi con loro l'impressione che ne ricavi è che vi partecipano in maniera  più completa ed impegnata, come se quel gioco diventasse più vivo e più importante. Li senti più vicini e più calorosi, ti accolgono con uno slancio e generosità che ti rapiscono, e questa frequentazione più diventa assidua e più ti scalda il cuore e ti appaga.
 Ed i genitori di questi bambini?
Questa è la grande emergenza sociale che ho incontrato: l'assenza quasi totale del concetto di famiglia, di padre e madre che curano i propri figli, del costruire insieme un percorso, della pianificazione della vita del proprio nucleo; che si può ottenere anche nelle difficoltà economiche  di qualsiasi posto dove si vive e con tutti  i limiti e privazioni del caso, mentre li a Montero sembra non accadere. Non che tutta la città viva in questo modo, ma in gran parte sembra così.
Mi confidavano alcune sorelle delle difficoltà che incontrano a penetrare i cuori di queste persone.
Non riuscire con il proprio esempio a migliorare il loro proporsi alla vita quotidiana, ad avere un atteggiamento più amorevole verso loro stessi ed  i propri cari, ad avere anche rispetto verso se stessi e la natura di quel posto. Come se fossero refrattari ed impermeabili.
Milioni di parole sono state spese, migliaia di gesti e dimostrazioni sono stati compiuti per fare da esempio ma i risultati latitano ad arrivare.
Fare questa attività ma anche farne di altre, che in una fase della mia vita come questa non avevo mai fatto, mi ha sorpreso e fatto riflettere. Non avevo mai partecipato a tante celebrazioni eucaristiche concentrate in così pochi giorni (ma non mi pesavano ed anzi mi piacevano, anche quelle un po' troppo mattiniere): rendersi sempre disponibili e cercare comunque di dare una mano quando si poteva riposare; aver accettato con il sorriso anche piccoli disagi che comunque non avevo vissuto prima..............a tutto questo e molto altro attribuisco una spiegazione.  
E' l'esempio che ho ricevuto dalle Sorelle missionarie.
La missione di Montero è grande; non ne ho visitate molte in verità, ma è comunque ampia ed ha all'interno di essa molte attività, come se fosse una cittadella. Essa è abitata da Missionarie che provvedono tutti i giorni al suo funzionamento e mantenimento: e non credo sia un compito facile. Sono persone molto diverse tra di loro, hanno tutte quante una loro marcata personalità, ed ero molto incuriosito sul fatto di come io avrei reagito a questa convivenza prolungata.
Invece questo è il ricordo più bello che porto dentro.
L'essere stato accolto con rispetto ed amicizia e curato quando ne ho avuto bisogno; aver condiviso  lavori a momenti di svago, aver mangiato o passeggiato insieme, chiacchierato o pregato insieme: sono sempre dei momenti in cui tu, comunque, impari qualcosa da loro.
Sarebbe un discorso lungo, che magari riprenderemo in un'altra occasione, ma quello che mi preme di dire è la tenacia, l'energia, la generosità che dimostrano nel loro servizio missionario.
L'aggrapparsi alla fede ed alla preghiera per ricevere la forza di proseguire, il non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà del loro mandato vale più di qualsiasi altra dimostrazione.
E termino dicendo che tutto questo ti viene mostrato ed elargito in modo naturale, facendoti partecipe se tu lo accetti.
La seconda parte del viaggio l'abbiamo dedicata al turismo, visitando la capitale ed il lago Titicaca, vera meraviglia della natura. Una menzione particolare merita la città di Cochabamba, dove siamo stati ospitati da altre Missionarie nel loro centro missionario. Qui è presente anche una radio, gestita autonomamente, che le aiuta nella divulgazione del loro incarico. E mi rammarico di non aver avuto più tempo per approfondire la loro conoscenza.
Al termine di questa gita siamo tornati a Montero, abbiamo visitato e salutato alcuni bambini di un barrios a cui eravamo perticolarmente legati, saluti di commiato con tutte le Sorelle della missione e nella notte siamo ripartiti per l'Italia.
Un'ultima menzione particolare la merita padre Matthew O'Donnel; persona sempre sorridente e disponibile ed ottimo predicatore; purtroppo la difficoltà della lingua ci ha impedito di approfondire una miglior conoscenza reciproca.
Vi salutiamo con affetto e gratitudine, per sempre riconoscenti.

Adriano e Cristiana.
  

mercoledì 5 ottobre 2011

ORFANO DUE VOLTE


Oggi, durante la Messa mentre ascoltavo il Vangelo e precisamente queste parole di Gesù: “Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato.” (Lc. 9,48), non ho potuto fare a meno di pensare al ragazzo che circa una settimana fa è venuto al servizio sociale e ci ha raccontato la sua triste e commovente storia che desidero riportare più o meno con le sue parole.
“Mi chiamo Kevin, ho 16 anni, vengo da Sucre, non ho mai conosciuto i miei veri genitori. Mia mamma era povera, aveva bisogno di soldi e mi ha venduto quando ancora ero nella sua pancia. Di mio padre non so neppure il nome. Mi ha comprato una coppia già grande di età che, non potendo avere figli propri, mi ha adottato. I miei genitori adottivi mi volevano bene, andavo a scuola, non mi hanno fatto mancare niente. Circa due anni fa sono dovuti andare a Santa Cruz per problemi di salute, ho atteso il loro ritorno per vari giorni, poi guardando le notizie alla tv ho capito che non sarebbero più tornati. Sono morti in un grave incidente in cui si sono scontrati due pullman di linea. Mi sono messo a piangere, non sapevo cosa fare: ero solo.
I vicini di casa sono stati gentili, mi hanno aiutato, ma dovevo pagare l’affitto, tutte le spese della casa e procurarmi da mangiare, ho lavorato, però i soldi non erano sufficienti. Un giorno una vicina di casa mi ha proposto di venire con lei a Montero dove, ha detto, avrei avuto maggiori possibilità di lavoro. Prima di partire mi ha chiesto di mettere nella mia valigia alcuni pacchetti di farina (chissà cosa c’era dentro?!?), dicendomi che se ci fossero stati controlli alla dogana, dovevo dire che ero suo figlio. Grazie a Dio è andato tutto bene, nessuno ha aperto le valigie e siamo arrivati a Montero, abbiamo alloggiato in una stanza in affitto che ha pagato la signora la quale, però se ne è andata e non si è fatta più vedere. Da quando sono qui ho cambiato vari lavori poi mi sono ammalato, avevo bisogno di medicine, ho fatto alcuni debiti, la padrona della casa mi ha detto che dovevo pagare. Durante uno dei vari lavori ho conosciuto una signora con la quale ho fatto amicizia, le ho raccontato la mia situazione e mi ha offerto di andare a vivere nella sua casa. Questa famiglia è numerosa, la signora ha molti figli, nipotini e una nipote della mia età che doveva fermarsi solo per le vacanze scolastiche, ma ormai vive nella casa da molti mesi e sua madre è sparita.
Non ci sono letti per tutti, dormo per terra, però ho da mangiare e un tetto, senza il problema di dover pagare l’affitto. Mi trovo bene, tutti sono gentili con me, però vorrei rendermi utile, spero di trovare un lavoro sicuro per poter contribuire con le spese.
Il prossimo anno penso di tornare a scuola, mi piace studiare, avevo buoni voti, desidero diplomarmi e un giorno diventare medico.”
Kevin, un ragazzo semplice, un altro dei suoi desideri è quello di ricevere il Battesimo, il padre e la madre adottivi erano di un’altra religione, ma lui andava di nascosto alla chiesa cattolica e ha detto se potevamo procurargli un rosario. Mentre raccontava la sua storia era sereno, nelle sue parole non c’era rancore per la mamma che lo ha “venduto” ancora prima di nascere, non c’era disperazione per aver perduto per due volte i suoi genitori (naturali e adottivi) ed essere rimasto completamente solo in una città dove praticamente non conosce nessuno.
Nei suoi occhi e nel suo sorriso ho percepito tanta voglia di vivere e un gran desiderio di conoscere Gesù. Forse non sa che Lui è già nel suo cuore e lo sta accompagnando con amore in questa avventura della sua vita.
Grazie Signore per averci dato la possibilità di accogliere questo ragazzo nel tuo nome.

                                                                                                    Annalisa

lunedì 12 settembre 2011

INCONTRO FRATELLI

INCONTRO FRATELLI

L’emozione è stata davvero grande quando sorelle e fratello si sono incontrati, dopo vari mesi che non si vedevano.
Juan David fin da piccolo ha iniziato a lavorare come “lustrabotas”, cioè lustrascarpe; quando siamo andate a cercarlo nella casa dove viveva ultimamente con sua mamma, alcuni suoi amici ci hanno raccontato che gli avevano rubato, per ben due volte, la sua scatola con il necessario per pulire appunto le scarpe alle persone. La vicina di casa, poi, ci ha detto che la mamma si era trasferita, insieme alla figlia maggiore, in un altro paese, lontano da Santa Cruz e che il bimbo si trovava in un “hogar” però non sapeva dove. Le sorelline stavano vivendo e studiando in un collegio gestito da un pastore evangelico che, con sua moglie, si stava prendendo cura delle bimbe. Grazie a Dio, dopo vari giri, siamo riuscite ad incontrare le due sorelline. Elisabeth, la più piccola è molto dolce, ma ha una faccina triste triste.
Dopo alcuni giorni dalla nostra visita, è venuta da noi, al servizio sociale, la sorella maggiore che viveva con la madre, sicuramente avvisata dal pastore, e ci ha detto che il fratello stava vivendo a Santa Cruz in una casa di accoglienza per i bambini di strada, però non sapeva il nome dell’ “hogar” e neppure l’indirizzo. Di recente è tornata di nuovo dicendo che anche lei, dopo aver litigato con la madre, adesso vive insieme alle sorelline nel collegio evangelico, mentre suo fratello vive in un “hogar”, vicino a Montero. Siamo riuscite a rintracciare la madre che ci ha dato l’indirizzo e dopo aver telefonato, siamo andate subito a trovare Juan David e con noi sono volute venire anche le tre sorelle.
Appena arrivate abbiamo visto il ragazzino, Elisabeth gli è corsa subito incontro, lo ha abbracciato, lo ha preso per mano e per tutto il tempo non l’ha lasciato, anche la sorella maggiore lo ha abbracciato con le lacrime agli occhi e l’altra pure, è stata molto contenta di vederlo. E’ stato davvero un momento molto commovente e pieno di gioia.
Dopo poco che eravamo lì, è arrivata anche la mamma: è stata proprio una riunione di famiglia! Abbiamo avuto la conferma da lei stessa che sta lavorando mattino e pomeriggio, da poco ha avuto un’altra bimba, non riesce a stare dietro a tutti i figli, almeno per il momento, ma il suo progetto è quello di comprarsi un terreno e costruirsi una casa dove vivere con tutti i suoi figli.
Sicuramente Juan David ha avuto una grande sorpresa, è stato felice di vedere le sorelle e la mamma, però è anche contento di vivere in un luogo sicuro dove può studiare con disciplina, affetto e senza dover andare per la “calle” (strada) a cercare persone alle quali lustrare le scarpe. 




E le sorelle?!? In seguito a questo “ritrovo” ci siamo lasciate interpellare e cercando di farci guidare dallo Spirito Santo ci siamo chieste se era più opportuno che le bimbe vivessero in un collegio e, dopo aver avuto l’assenso della madre, ci siamo attivate per trovare un luogo dove potevano essere accolte.
Attualmente stanno vivendo tutte e tre, insieme, in un “hogar” gestito da suore, qui a Montero e, grazie ad uno specifico programma e coordinamento dei vari “hogar” che prevede incontri tra i bambini dei vari centri educativi, spesso si possono incontrare, abbracciare e giocare con il fratello. Nel collegio frequentano regolarmente la scuola, hanno assistenza sanitaria, sono seguite dall’assistente sociale e ricevono una solida formazione spirituale.
Speriamo che possano avere una certa stabilità e che un giorno davvero mamma e figli possano riunirsi e vivere insieme come una vera famiglia.


                                                                                                          Annalisa

sabato 3 settembre 2011

Rappresentazione teatrale su San Massimiliano Kolbe

Per la solennità di San Massimiliano e ragazzi del gruppo liturgico seguito da Suor Annalisa, hanno realizzato una piccola rappresentazione teatrale sulla vita del Santo frate minore. Nel post di oggi pubblichiamo alcune immagini dei nostri ragazzi in "scena".














San Massimiliano e Maria Santissima
                                                               


              La nascita in Cielo del Santo martire                                                                                              
                                           I nostri ragazzi

mercoledì 24 agosto 2011

FESTA DI SAN MASSIMILIANO KOLBE MARTIRE DELLA CARITA’


Nel nostro centro pastorale abbiamo festeggiato i 70 anni della morte del padre Kolbe, o meglio del giorno in cui questo gran santo ha dato la vita per un padre di famiglia,  con un triduo iniziato giovedì 11 agosto con celebrazione della Messa alla quale hanno partecipato anche i giornalisti di Montero e cui ha fatto seguito una rappresentazione teatrale sulla vita di Massimiliano Kolbe, presentata dal gruppo dei chierichetti.
Venerdì la Messa è stata caratterizzata soprattutto dalla presenza dei collaboratori del centro medico e del servizio sociale che portano il nome di San Massimiliano, ricordando anche la scuola omonima.
Sabato sera dopo la Celebrazione Eucaristica c’è stata la “serenata” organizzata dai professori e alunni della scuola San Massimiliano Kolbe, una festa con danze tipiche, sketch e canti.
Domenica 14 agosto, alla Messa solenne delle 9, alcune bambine della Milizia dell’Immacolata hanno presentato, all’offertorio, una danza tipica mentre 10 ragazze hanno iniziato il loro servizio come chierichette con una cerimonia di accoglienza e consegna della tunica. E’ stato molto bello e commovente. Sono le prime ragazze che nel nostro centro pastorale svolgono il servizio all’altare: è un evento storico!
Alla Celebrazione Eucaristica delle ore 10,15 un gruppo di ragazze che si stanno preparando a ricevere il Sacramento della Cresima, ha fatto l’atto di affidamento a Maria con preghiera di consacrazione e consegna della medaglia della Madonna. Anche questo è stato un momento molto bello e significativo.
La sera poi c’è stata la processione con il quadro di San Massimiliano e recita del Rosario, fino al quartiere “Urkupiña” dove, all’aperto, è stata celebrata un’altra Messa, però, questa volta, in onore alla Madonna!
C’è stata grande partecipazione, la gente qui è molto devota anche se poi il Vangelo non entra nella vita fino in fondo, non viene vissuto in maniera radicale come Gesù insegna. Dopo anni di presenza in terra boliviana e nonostante siano presenti molte congregazioni religiose, sembra che molti non cambino o … non vogliano cambiare. La tradizione, la cultura sono molto radicati ed è difficile far comprendere, ad esempio, il grande dono dei Sacramenti nella vita di fede di ciascuna persona.
L’esempio di padre Massimiliano ancora una volta ci interpella e ci spinge a continuare il nostro apostolato in mezzo a questi fratelli e sorelle boliviani invitandoci a desiderare ancora oggi, insieme a noi e tramite noi di “condurre tutti gli uomini a Dio attraverso l’Immacolata” .
Questo il grande sogno di San Massimiliano Kolbe e … anche il nostro.
Potrebbe essere pure il tuo!!!                                                                                                                                 
 Annalisa

lunedì 15 agosto 2011

Apocalisse 11,19a.12,1-6a.10ab.

Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;
la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: "Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. 

domenica 14 agosto 2011

PENSIERI DI SAN MASSIMILIANO KOLBE


* “Non badare al giudizio degli uomini... Sei troppo grande perché gli uomini ti possano giudicare”.
* “La Croce è la scuola di amore”. “Dobbiamo dire che il nostro lavoro è bello ed importante; ma questa è cosa esteriore. Prima di ogni altra cosa dobbiamo avere cura della nostra vita interiore”.
* La preghiera nel campo di concentramento: “Madre santissima, per amore tuo mi offro a rimanere in questo duro carcere, anche se agli altri sarà concesso di tornare a casa. Rimarrò qui nella dimenticanza e nel disprezzo, senza amici e senza alcun conforto, a patire per Te. Mi offro particolarmente a Te, o Maria, affinché incontri la morte in questo campo tra uomini ostili ed indifferenti”.

sabato 13 agosto 2011

Attraverso Maria la missione è più efficace

E se Ella potrà disporre di noi in modo sempre più perfetto, allora anche l'attività missionaria, la conquista delle anime a GESÙ attraverso Lei sarà sempre più efficace. Il lavoro, la sofferenza e soprattutto la preghiera produrranno frutti abbondanti.
E non desideriamo operare più o più in fretta di quanto a Lei piace, poiché se agiremo secondo la Sua Volontà, faremo sicuramente il massimo e nel modo più rapido. Solo al giudizio di Dio verremo a conoscere quanti misteri di grazia si saranno operati attorno a noi e quante persone si saranno salvate per mezzo, nostro, senza che noi ce lo fossimo minimamente immaginato. (SK 755)

mercoledì 10 agosto 2011

Preghiere a San Massimiliano Kolbe

"Terminata la sua vita terrena Padre Kolbe non ha cessato di "lavorare" ma, come era solito affermare, mentre sulla terra doveva stringere la mano di Maria per chiedere il suo aiuto, ora in Cielo può lavorare con ambedue le mani, quindi è nostrao grande intercessore presso Dio.
Mi pare di vedere il Padre Kolbe tutto intento a prendersi cura di chi lo prega; lo vedo portare le nostre richieste al Signore, per mezzo di Maria; lo vedo intercedere per noi con la forza che nasce dlla sua amicizia con Dio." (Padre Luigi M. Faccenda)




O san Massimiliano,
ascolta questa preghiera di lode e di supplica
che ti rivolgo con fiduciosa devozione.
Onoro la santità della tua vita,
guidata da intrepida fede nel mistero di Cristo,
sostenuta da ferma speranza nella potenza della sua grazia,
animata da ardente carità verso Dio e verso il prossimo.
Concedimi di poter vivere costantemente
in fedele corrispondenza alla dignità umana e cristiana.
Esalto la tua attività apostolica,
nella quale t'impegnasti con fervido zelo
a educare il popolo di Dio nella fede in Cristo Signore,
e nella venerazione dell'Immacolata,
Madre sua e Madre nostra, Maria.
Concedimi di poter collaborare con tutte le mie forze,
insieme con l'Immacolata, Regina del mondo e Madre della Chiesa,
per l'avvento nel Regno di Cristo tra gli uomini.


Ammiro il sacrificio eroico con cui offristi la tua vita spontaneamente
per salvare quella di un fratello.
Concedimi di credere fermamente che la fede in Cristo Signore
è l'unica vittoria che vince il male,
e di poter operare con il coraggio dei martiri
per il trionfo della giustizia, della carità e della pace.
Amen.

martedì 9 agosto 2011

MASSIMILIANO M. KOLBE - "Il folle dell'Immacolata"


Il 14 Agosto la Chiesa ricorda la festa liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe santo protettore e ispiratore delle missionarie dell' immacolata. Nei prossimi giorni cercheremo di conoscere meglio le opere e l' immenso amore di San Massimiliano per l' Immacolata....



Massimiliano M. Kolbe nacque l’8 gennaio 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia, dove fu battezzato col nome di Raimondo.
Raccontò il Santo, ancora fanciullo, a sua madre: "La Santa Vergine mi è apparsa, tenendo due corone, una bianca e l’altra rossa. Mi ha guardato con amore e mi ha chiesto quale scegliessi; quella bianca significa che sarò sempre puro e quella rossa che morirò martire. Ho risposto: - Le scelgo tutte e due!".
Quello straordinario incontro fu l’inizio di una vita totalmente spesa al servizio della Madonna,
cui egli fece l’offerta totale di se stesso.
Dopo essere entrato nell’ordine francescano, col permesso dei superiori fondò l’associazione mariana Milizia dell’Immacolata, il cui fine era la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria e i cui membri erano uniti dalla Consacrazione totale, illimitata alla Madonna.
Segno visibile di tale Consacrazione era la Medaglia Miracolosa, scelta dal Santo poiché ci è stata onata dall’Immacolata stessa. Egli ne distribuì un numero incalcolabile dovunque andò, nella certezza che Maria SS., che egli onorava anche col titolo di Mediatrice di tutte le grazie, avrebbe ottenuto da Dio innumerevoli guarigioni nel corpo, ma soprattutto nello spirito.
Celebrò la sua prima S. Messa il 29 aprile 1918 nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, sull’altare dove l’Immacolata era apparsa ad Alfonso Ratisbonne nel 1842.
Nel 1919 lasciò Roma, portando in Polonia due lauree, ma anche una salute gravemente minata a una forma di tubercolosi polmonare.
Tuttavia, nel 1922 Padre Kolbe fondò a Cracovia una rivista mensile dal titolo: ‘Il Cavaliere dell’Immacolata’, allo scopo di alimentare lo spirito e la diffusione della ‘Milizia’. Fra lo stupore di tutti, l’officina per la stampa del giornale, pur con vecchi macchinari, si riempì pian piano di molti giovani, desiderosi di condividere la vita francescana del Santo.
A Varsavia, grazie alla donazione di un terreno, Padre Massimiliano fondò ‘Niepokalanow’, che significa la ‘Città di Maria’. Negli anni successivi, al posto delle prime capanne vennero costruiti edifici in mattoni, la vecchia stampatrice fu sostituita da moderne tecniche di stampa e di composizione, da pochi operai si passò a ben 762 religiosi, mentre il ‘Cavaliere dell’Immacolata’ raggiunse la tiratura di milioni di copie, cui si aggiunsero altri sette periodici, tutti ideati da San Massimiliano.
Quindi, con il permesso dei superiori, il Padre si recò in Giappone.
Lì, dopo le prime incertezze, poté fondare a Nagasaki una nuova ‘Città di Maria’, con la tipografia in cui nel 1930 si stamparono le prime copie de ‘Il Cavaliere dell’Immacolata’ in lingua giapponese.
Nel 1939, però, i nazisti ordinarono lo scioglimento di Niepokalanow. Vi rimasero solo 40 frati, che trasformarono la ‘Città’ polacca in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughi della Seconda guerra mondiale. Dopo il rifiuto di prendere la cittadinanza tedesca per salvarsi - a causa dell’origine del suo cognome - il 17 febbraio 1941 San Massimiliano fu imprigionato con altri quattro frati.
Il 28 maggio venne poi trasferito al campo di sterminio Auschwitz, dove gli fu dato il numero 16670 e dove fu destinato ai lavori più umilianti, tra cui il trasporto dei cadaveri al crematorio.
Tuttavia, la sua dignità di sacerdote e di uomo retto primeggiò sempre fra i prigionieri, tanto che un testimone affermò: "Kolbe era un principe in mezzo a noi". Alla fine di luglio venne trasferito al Blocco 14, dove i reclusi erano addetti alla mietitura nei campi.
Poiché uno di loro riuscì a fuggire, secondo la spietata legge del campo dieci detenuti furono destinati al bunker della fame. Egli non venne scelto subito dalle SS, ma offrì volontariamente la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia.
In quella orribile prigione, il Santo preparò con la preghiera i suoi compagni di prigionia al momento più importante della loro vita: il passaggio dal tempo all’eternità.
Dopo 14 giorni di digiuno, le SS decisero di abbreviare la fine dei pochi superstiti con un’iniezione di acido fenico. Padre Kolbe tese il braccio dicendo: "Ave Maria", e quelle furono le sue ultime parole.
Era il 14 agosto 1941; il santo aveva solo 47 anni.
Fu canonizzato il 10 ottobre 1982 da Giovanni Paolo II, che lo definì "martire della carità e patrono del nostro difficile secolo".
La Chiesa ne celebra ogni anno la memoria il 14 agosto, giorno della sua nascita al Cielo


http://sursumcorda-dominum.blogspot.com

lunedì 8 agosto 2011

Pedro: Dio Padre non si dimenticherà mai di te....

Pedro è un giovane che ha sofferto molto nella sua infanzia, è cresciuto con il papà perché la mamma lo abbandonò da piccolo. Suo padre morì quando Pedro aveva solo 7 anni e rimase con gli zii che, però, non avevano possibilità di occuparsi di lui, così una famiglia amica con vari figli propri, lo accolse nella sua casa. Pedro, nonostante fosse accudito con amore sentiva la mancanza dei suoi veri genitori e iniziò ad essere un po’ ribelle, a voler fare di testa sua, ad uscire con gli amici, fu deciso quindi di farlo studiare come “internado” cioè; in un collegio, dove sta studiando tutt’ora.
All’età di  12 anni la mamma cercò Pedro, però avendo un altro marito e figli, non poteva tenerlo con sè. Per molti anni il ragazzo  non voleva saperne di sua madre, non capiva perché lo aveva abbandonato così quando era bimbo, poi, dopo averlo cercato, di nuovo non si è occupata di lui. Una volta, piangendo e parlandomi della sua vita, mi ha detto che non sapeva perché era nato, che i suoi zii non gli vogliono bene, nessuno si preoccupa per lui…
Il ragazzo non riusciva a perdonare sua madre, però con il tempo e la preghiera, ha sentito il desiderio di vedere sua mamma, voleva incontrarla, sentiva la sua mancanza, aveva bisogno  di quell’affetto materno che non ha mai avuto.
Abbiamo cercato la signora e una parente ci aveva dato la speranza che vivesse ancora qui a Montero, quando però siamo andate nella casa che ci aveva indicato, abbiamo capito che non viveva più lì. Dopo altre ricerche, abbiamo saputo che è andata a vivere in un’altra città, lontano. Pedro ci teneva tanto a questo incontro, purtroppo è stata un’altra delusione, però questa volta ha accettato la realtà con fede e serenità.
Un giorno forse madre e figlio si incontreranno e potranno iniziare una nuova vita insieme, come desidera Pedro. Spero che continui a sognare e a pregare: il Signore realizza i sogni se davvero vogliamo che diventino realtà.
E non mi stanco di ripetere a Pedro che la sua vita è un dono di Dio che lo ama infinitamente e che se “anche una madre si dimentica dei propri figli, Dio Padre non si dimenticherà mai di lui”.

                                                                                                                      Annalisa   

venerdì 15 luglio 2011

MISSIONARIE DELL’IMMACOLATA – MISSIONE MONTERO – BOLIVIA


Svolgiamo il nostro apostolato e viviamo in comunità, a Montero, 9 missionarie, precisamente:
Angela che è la Direttrice locale
Giordana, responsabile del centro medico San Massimiliano Kolbe
Maxima, infermiera, lavora al centro medico e coordina i catechisti dei ragazzi che si preparano a ricevere il Sacramento della Cresima
Marisa, sta studiando ”Scienza delle comunicazioni” e si occupa del gruppo della Milizia dell’Immacolata
Cristina, visita gli abbonati nelle loro case e consegna la nostra rivista, responsabile di alcuni gruppi giovanili e di adulti, accompagna spiritualmente i seminaristi.
Raquelita si occupa del centro pastorale, del coro e coordina i catechisti dei bambini che si preparano alla Prima Comunione
Elena, visita gli abbonati nelle loro case e consegna la rivista, fa parte del gruppo “Ama e salva la vita”, si occupa della preparazione al Sacramento del Battesimo dei bambini
Julia, coordinatrice e professoressa di religione nella scuola “San Massimiliano Kolbe”
Annalisa, lavora al servizio sociale San Massimiliano Kolbe e si occupa del gruppo dei chierichetti grandi, piccoli e delle chierichette “in formazione”
Ignacia, missionaria in famiglia, lavora al servizio sociale e collabora nella parrocchia
Inoltre una missionaria, Vicky, lavora e vive a Santa Cruz

FAMIGLIA in DIFFICOLTA’

La situazione di molte famiglie qui a Montero è precaria, la maggior parte delle persone non ha un lavoro fisso, gli uomini lavorano come muratore “a giornata” o, quando va bene, a settimana, alcuni se ne vanno per un tempo al “campo” cioè nelle campagne dove trovano lavoro di agricoltura o con le vacche. C’è anche chi lavora nella fabbrica di zucchero che viene prodotto dalle canne da zucchero che vengono  coltivate in abbondanza, poi ci sono i famosi “motisti” cioè moto-taxisti che, in genere guadagnano abbastanza bene quotidianamente, sempre se trovano clienti …
Il papà di alcuni ragazzi che frequentano il nostro centro aveva un lavoro abbastanza sicuro in una fabbrica però a causa di un infortunio al ginocchio lo ha dovuto lasciare e la famiglia si è trovata in gravi condizioni economiche. Avevano chiesto un mutuo per aprire una “venta” come la chiamano qui, cioè una vendita di generi alimentari, in prossimità della casa, però non è andato bene, si può dire che hanno fatto fallimento e si sono trovati senza lavoro e con il debito da pagare alla banca. Sono venuta a conoscenza di questa situazione solo quando uno dei ragazzi più grandi un giovedì sera, dopo l’Adorazione Eucaristica si è messo un po’ a parlare e mi ha raccontato della situazione economica della sua famiglia. Ciò che più mi è rimasto nel cuore e nei pensieri per molti giorni sono state le parole di questo ragazzo quando ha detto che non avevano da mangiare e che voleva chiedere in prestito 10 bs per comprare un poco di pane per i suoi fratelli più piccoli dicendo: “Hanno fame”. Questa breve e semplice frase ha risuonato dentro di me come un martello e ogni volta che mi inginocchiavo davanti a Gesù nell’Adorazione Eucaristica vedevo il volto preoccupato del ragazzo per i suoi fratellini che, come ha detto, già da diverse sere andavano a letto senza cena, bevendo solo un poco di thè. Dopo alcuni giorni ho parlato anche con l’altro fratello maggiore che pure lui era angosciato, ha detto che non sapeva cosa fare, stava cercando lavoro per aiutare la famiglia, però sta anche terminando gli studi e aveva voti bassi in alcune materie perché non poteva comprare il materiale scolastico necessario per presentare i compiti.
La loro mamma quando è venuta al servizio sociale, con le lacrime agli occhi mi ha detto che si stava “desanimando” (scoraggiando), perché la sua preoccupazione più grande è finire di pagare il mutuo e nello stesso tempo non ha i soldi per comprare da mangiare ai suoi figli.
Mentre ascoltavo questi giovani e la loro madre mi chiedevo: “Cosa posso fare?”, certo dare aiuto materiale è semplice, un poco di riso, un po’ di zucchero, alcuni quaderni, penne, ma non è solo questo. Ho cercato di trasmettere loro il mio affetto, il mio “esserci”, il mio condividere questo momento di difficoltà e sofferenza invitandoli a non perdere la speranza e a pregare il Signore e la Vergine Maria che, ho detto loro, sono sempre al loro fianco. Sento sempre più forte questa “missione”: trasmettere l’amore di Dio a questi fratelli e sorelle boliviani.
Adesso i ragazzi più grandi hanno trovato un lavoro anche se saltuario e il papà sta lavorando “al campo”, il peggio sta passando … tutto andrà meglio, presto la famiglia finirà di pagare il mutuo e i bambini non andranno a dormire senza cena, non avranno più fame.
Gesù continua a ripetere ancora oggi a questa e a tante altre famiglie:
“Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.” (Lc. 6, 20-21).

                                                                                    Annalisa

Montero, 28 Giugno 2011


Oggi, dopo un po’ di tempo, è venuto al servizio sociale il piccolo Pablo con le sue zie. Il vederlo mi ha riempito di gioia e l’ho stretto in un forte abbraccio che lui ha ricambiato insieme ad un dolce sorriso. Il bimbo è orfano di madre, ha altri fratelli, due dei quali vivono con il papà, l’altro con una zia e lui, il più piccolo con zia Maria. Quando lo vedo mi fa tanta tenerezza pensando che non ha più la mamma, della quale ha tanto bisogno. Grazie a Dio la zia si sta prendendo cura di lui, non gli fa mancare niente e sicuramente gli dà quell’affetto materno fondamentale soprattutto in questo tempo della sua infanzia.
Il padrino che sta sostenendo a distanza Pablo, si è affezionato tantissimo a questo bambino e ha mandato una lettera davvero bella che ha fatto commuovere la zia e anche me. Questo pomeriggio mentre ne parlavamo, alla zia sono scese lacrime di commozione che mi hanno contagiato.
Desidero riportare le sue testuali parole perché è una testimonianza molto bella:
“Al mio piccolo Pablo
Ti penso sempre e tutte le sere prego per te, spero che tu possa sentire i benefici della mia preghiera, ogni giorno che passa sento che il nostro rapporto cresce anche se non ci conosciamo di persona sei  sempre nel mio cuore e nei miei pensieri……….
Sai questa adozione a distanza mi fa stare molto bene anche a me perchè dal giorno del tuo compleanno ho iniziato ad andare a Messa quotidianamente  e questa cosa sento che mi rende più forte nell’affrontare la vita quotidiana, nella nostra lontananza ci unisce la FEDE in GESU e MARIA.
Ti voglio tanto bene  e ti auguro per il tuo futuro di veder realizzarsi tutti i tuoi sogni che hai nel tuo piccolo cuore”.

Ho salutato il “piccolo Pablo e, gli ho detto che il padrino gli manda un bacio e abbraccio grande, stringendolo forte con il desiderio di trasmettergli quell’amore gratuito che giunge da oltreoceano e che, posso dirlo senza incertezza, davvero non ha confini.  


                                                                                             Annalisa

domenica 19 giugno 2011

Missionari dell'Immacolata Padre Kolbe

L'Istituto dei Missionari dell'Immacolata Padre Kolbe nasce dal carisma di San Massimiliano Kolbe e propone come cammino di vita la sequela di Cristo povero, obbediente e casto mediante la Professione dei consigli evangelici e l'offerta totale all'Immacolata mediante la Consacrazione a Lei.

Nel 1996, quando arrivarono in Brasile le Missionarie dell'Immacolata Padre Kolbe, Padre Sebastiano Quaglio, OFM-Conv., missionario in Brasile, spinto dalla necessità di attualizzare e rendere maggiormente vivo lo spirito della Milizia dell'Immacolata (associazione fondata da san Massimiliano Kolbe) manifestò al fondatore dell'Istituto femminile, Padre Luigi Maria Faccenda OFM-Conv., il desiderio di fondare il ramo maschile dell'Istituto.

All'inizio Padre Faccenda mostrò una prudente resistenza nell'acconsentire a dare inizio ad una nuova fondazione; poi, nel 1997, la sua risposta positiva arrivò e l'11 Febbraio dello stesso anno iniziò l'esperienza del primo gruppo di vita fraterna dei Missionari dell'Immacolata Padre Kolbe, in Sao Bernardo do Campo - San Paolo, Brasile. 



Noi Missionari dell'Immacolata Padre Kolbe siamo chiamati e conosciuti comekolbiani, perché desiderano vivere e diffondere nella Chiesa e nel mondo la spiritualità mariana e l'ardore missionario di San Massimiliano Kolbe.

In un modo stabile di vita consacrata a Dio, ci affidiamo interamente all'Immacolata per diventare suoi strumenti, collaborando così alla sua missione materna ed essere strumenti nelle sue mani.

Per questo usiamo tutti i mezzi leciti, con il desiderio di raggiungere tutti gli uomini e le donne in ogni ambito e in ogni situazione della vita, perché il più velocemente possibile possano conoscere Gesù e amarlo.



www.kolbemissioni.org

lunedì 13 giugno 2011

Preghiera missionaria

Preghiera Missionaria

O Dio, che hai chiamato i Tuoi Missionari a seguirTi per le vie del mondo, le più difficili, dove ci son guerre, fame, freddo, sole bruciante, epidemie, sette, persecuzioni, abbi pietà di loro.
Manda la Vergine SS.ma a custodirli, a difenderli, a ritemprarli nelle forze, a incoraggiarli, a stringerli al Suo materno seno.
   Noi Ti preghiamo, Signore, ascoltaci.
   Ascoltaci per l’Europa, ascoltaci per l’Asia, ascoltaci per l’Africa, ascoltaci per l’America, ascoltaci per l’Oceania.
   Alza la Tua mano, e benedici tutti i Tuoi Figli che in ogni parte del mondo collaborano con i Missionari, e dona a ciascuno la pace  la gioia che spetta ai buoni servitori.
   Che nessun talento venga sepolto, ma tutti indirizzati per il bene delle anime. Anch’io per essi Ti offro la mia giornata con tutti i suoi pesi perché Tu accetti il mio sacrificio come umile offerta e la porti in quella terra dove maggiore è il bisogno.
   Manda sorgenti di acqua viva affinché i Tuoi Missionari si dissetino; manda pane e vino perché celebrino la Santa Messa e si nutrano al fine di poter intraprendere con più forza i lunghi cammini apostolici, affinché tutti Ti chiamino Padre del Cielo e della terra, in Trinitaria unione. Così sia.
 



Madre Provvidenza